Sicurezza sul lavoro

29 agosto 2010

Buona sera a tutti!
Torno dalle mie ferie un po’ strane fatte girovagando tra il Piemonte e la Valle d’Aosta e trovo uno spot sulla sicurezza sul lavoro.

Mi salta all’occhio lo slogan…

Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene.”

A me sembra un po’ particolare come slogan….accosterò allora due video (lo spot e l’altro tratto da Boris, grandissima serie TV italiana), da vedere rigorsamente in sequenza.

La sicurezza? Devo pretenderla…concetto corretto.

Peccato che poi in Italia possa funzionare anche così…

Fortunatamente la mia realtà lavorativa non ha tali problematiche, ma, sentendo amici e persone che sono nel mondo dei contratti a progetto, viene spontaneo chiedersi se non fosse meglio uno spot differente o delle iniziative dirette agli imprenditori…

Tra tutte le menti pensanti del Ministero è possibile che non ci sia stato nessuno che possa avere pensato qualche altro tipo di messaggio?

Settembre comincia in modo decisamente strano.

Saluti di (prossima) fatica,
Marco

Quando vuoi usare “goto”…

30 luglio 2010

…ricordati di questo!!

Vignetta XKCD

Saluti antidiluviani,
Marco

Ho visto Draquila…

6 luglio 2010

…e non pensavo potesse colpirmi così tanto. Partendo dall’analisi del terromoto, la Guzzanti delinea un panorama globale dell’attuale e povera situazione italiana.
Fa riflettere l’ultima parte del film che lascia una ulteriore, amara riflessione:
Le frasi e le testimonianze di chi le dittature vere le aveva vissute davvero erano tutte più o meno: “non credevamo che potesse durare”, “non immaginavamo potessero arrivare a tanto”. È questa la dittatura della merda, vuota e fasulla, niente torture, niente olio di ricino. E ciò che la fa andare avanti è l’illusione da parte degli italiani oppositori che ciò che è vuoto e fasullo non possa durare. E invece dura. Eccome
(Ferdinando Taviani)

Saluti senza parole,
Marco

A new masterpiece…

3 luglio 2010

Without comments and words!!

Cheers 0101010101,
Marco

WRC …The making of!!

16 giugno 2010


I’m proud to show you the second “making of” of our WRC game!! It will be our next son! Please, please watch it!

Enjoy!

Dirty cheers!

Marco

Mi sono iscritto al movimento delle “agende rosse”!

7 giugno 2010

A parte i miei incasinamenti con il precedente contratto Fastweb, che non mi vuole abbandonare….ho finalmente scoperto il sito del movimento delle agende rosse, coordinato da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.

Mi sembra significativo aderirvi in un momento e situazione storica delicati per questo paese.
L’obiettivo è quello di costruire quella “massa critica” che possa risvegliare le coscienze del nostro paese dall’indifferenza e dal “guardare” solo il proprio ombelico.

Qualche anno fa ho avuto l’onore di incontrare e sentire parlare Rita Borsellino e quell’esperienza è stata alla base anche di questa scelta di adesione.

Non mi dispiacerebbe il 19 luglio volare a Palermo per partecipare a una delle prossime iniziative….vedremo con il lavoro come sarò sistemato.

Vi lascio il link e….iscrivetevi e passate parola al più presto!

Saluti nella legalità,
Marco

SBK-X: it’s out!!!

3 giugno 2010


I’m late for the news, but I was really busy at work (…as usual?!?!?).

The Milestone efforts for SBK-X ended and tomorrow, June 4th, SBK-X will be released all over the Europe.
Even if I work at Milestone, I’m not a fan of racing games, but this time the GAME IS GREAT!!!!

Career mode, “evolving track” and other nice stuff will satisfy everyone that wants to try the experience of riding a motorbike.

So….go out and get this game!

“Bike” cheers,

Marco

L’intelligenza sta nel chiedersi sempre serenamente se c’è la propria vita in allarme rosso…

25 maggio 2010

Prima di entrare in una “due giorni di passione” al lavoro, mi regalo la riscoperta di una canzone di Max Gazzé.
E’ una vera e propria scintilla piena di spunti presentati “à la Gazzé”.

Ribadisce in fondo una buona verità riguardo la maturità umana: essere capace a ridere dei propri limiti per poterli e potersi migliorare.

E’ certo che questo sia un cammino lungo e difficile, ma un’esperienza sufficientemente liberante!

Sotto quindi con il testo e….buon ascolto!!
Dopo….a comprare subito il CD o l’album su ITunes!!!

Autoironia – Max Gazzé

L’intelligenza sta
nel comprendere appena in tempo
il ruolo preciso di un esistenza
le cose da gettare via
quelle importanti da valutare
per mettere a frutto le qualità
L’intelligenza sta
nel chiedersi sempre serenamente
se c’è la propria vita in allarme rosso
e non fare finta di ridere
con autoironia non mentire mai

L’intelligenza sta
nell’esser prudenti
quando cala una nebbia
sul rischio di cadere
troppo facile avere
la lucidità di quelli che
non sanno camminare

L’intelligenza sta
nel capire che la crisi interiore
è solo la fine del primo tempo
cinque secondi alla regia
pausa pranzo un minuto appena
chiuso per ferie o per inventario

L’intelligenza sta
nel cercare con estrema cura
possibili compagni d’avventura
e poter parlare di lei con autoironia
non mentire mai

L’intelligenza sta
nell’essere prudenti
quando cala una nebbia
sul rischio di cadere
troppo facile avere
la lucidità di quelli che
non sanno camminare

L’intelligenza sta
nel considerare il progresso
come un aiutino da “domenica in”
noi ce la caviamo con poco
la macchina del tempo
una buccia di banana

L’intelligenza sta
dove l’ipotesi ammette
l’urgenza di lei
dove c’è il bisogno reale
di mettersi a fare
un po’ di autoironia

Pisa…sto arrivando con un seminario interattivo!

10 maggio 2010

Volantino_smallI post in questo blog compaiono a fatica, anche se ci sarebbero tonnellate di cose da scrivere: i fatti che mi stanno capitando, il nuovo PC (un mostro da 6 GB e doppio hard disk da 1 TB in RAID 1 e altro ancora!), una lezione all’università di Milano.
Al momento riesco a lasciare questa traccia, ovvero la mia presenza giovedì 13 maggio all’università di Pisa per Milestone come video game evangelist; sono ospite di un gruppo di studenti per parlare del mondo dei videogiochi e mostrare il legame che c’è con il mondo accademico.

Per chi non lo sapesse, la maggior parte degli esami che sembrano teoria pura poco applicabile durante il corso di laurea (vedi intelligenza artificiale….ho sempre avuto delle passioni molto di nicchia… :) ), trovano finalmente una vera e propria declinazione e applicazione in questo contesto.
E’ bello percepire l’interesse e l’entusiasmo da parte di studenti e docenti per questo mondo; ciò mi dà una carica nel lavorare e cercare di dare il massimo che mai avrei pensato!

Vedremo che succederà giovedì!

Intanto, grazie al mio collega Marco, scopro che qui parlano di me!!!

Saluti accademici,
Marco

Un contributo equilibrato al delirio di questi giorni

15 aprile 2010

In questi giorni in cui il tema pedofilia dilaga, ecco un contributo che ho ricevuto in posta elettronica questa domenica.
Trovo decisamente discutibile il modo in cui la Chiesa sta portando avanti la tematica, ma forse sbagliare in questo modo potrà essere decisivo per ridiscutere certi temi e poter virare decisamente verso la Verità.
Ho di nuovo in mente l’immagine di un mago pasticcione vestito da Silvan che, nel momento in cui si accorge di aver dimenticato qualcosa per completare il suo trucco di magia, comincia a tirare fuori in modo forsennato gli oggetti i più disparati.
Così sembra la Chiesa che sta tirando fuori tutta una serie di frasi e di difese “immature” che affossano il bene generato per secoli e secoli…per che cosa? Per difendere il proprio potere? Per che cosa?
Ecco questo sto cercando proprio di capirlo.

Mi rendo conto che questi fatti così evidenti possano sconvolgere molto le persone, ma questo non giustifica il fatto che sia necessario arrampicarsi sui vetri per difendere la propria condotta.

Tutti commettiamo errori in quanto uomini. Punto. Niente altro da dire e da discutere…
Già gli uomini non ammettono i propri errori, almeno lo facesse la Chiesa…
Le gerarchie romane probabilmente non la pensano troppo così, dopo certe uscite che rischiano di giustificare un po’ troppo questa situazione.

Vi lascio al contributo.

Saluti di riflessione,
Marco

****
Sono un cattolico, impegnato nella Chiesa cattolica fin dai tempi della giovinezza (i tempi di Carlo Carretto e della GIAC-Gioventù italiana di Azione cattolica), e sono profondamente amareggiato dal modo con cui la mia Chiesa gestisce il tremendo e dilagante scandalo della pedofilia.
Si scopre oggi che nell’arco dell’ultimo mezzo secolo si è verificata una grande quantità di casi di pedofilia praticata da membri del clero (o da appartenenti ad istituzioni religiose cattoliche) a danno di bambini e di adolescenti.
Il fenomeno è apparso ben presto di proporzioni enormi, rivelando una diffusione inimmaginabile: è esploso dapprima negli USA, poi ha coinvolto il Canada; in seguito ha investito l’Europa (Irlanda, poi Germania, poi Italia); e, a questo punto, non è improbabile che la frana si allarghi ad altri Paesi europei ed extraeuropei (già arrivano notizie allarmanti dalla Norvegia, dal Messico, dal Sudafrica).
Non mi interessano le conseguenze economiche che la Chiesa cattolica giustamente subisce e che – pur comportando un imponente dissanguamento patrimoniale che distoglie consistenti risorse economiche dalle finalità istituzionali della Chiesa – riguardano la ovvia necessità di risarcire i gravissimi danni prodotti alle vittime.
Mi interessano, invece, la obiettiva gravità dei fatti e la linea difensiva adottata dalla mia Chiesa:
una linea volta anzitutto a minimizzare, affermando che tal genere di fatti è ampiamente diffuso nella società di oggi. Come se dal cristiano (ed in particolare dal prete) non ci si dovesse attendere una particolare limpidezza di comportamenti ed un senso di responsabilità superiore alla media della popolazione.
Mi addolora, in particolare, la disinvoltura con cui oggi si parla – nelle alte sfere della gerarchia cattolica – di “tolleranza zero” quando fino a ieri si è adottata, nei confronti di quell’orrendo fenomeno delinquenziale, un’ampia e sistematica tolleranza, consistente nel limitarsi a trasferire (talvolta imponendo, tutt’al più, un mero trattamento psicologico) il prete colpevole in un’altra parrocchia o in un altro istituto religioso: favorendo in tal modo – con incredibile insipienza – una “metàstasi” che diffondeva largamente il “cancro”.
Sta emergendo, inoltre, un particolare impressionante: la mia Chiesa ha sempre evitato di informare di quei delitti le Autorità giudiziarie dei Paesi in cui i fatti venivano commessi; ed anzi, esisteva persino una severa normativa canonica (emessa anni fa nientemeno che dall’ex “Sant’Uffizio”, oggi denominato “Congregazione per la dottrina della fede”) che imponeva il più assoluto silenzio sui delitti in questione e che comminava addirittura la scomunica per chi avesse lasciato trapelare il terribile segreto all’esterno della struttura ecclesiastica.
Quindi anche la denuncia all’Autorità giudiziaria competente era rigorosamente vietata.
Tutto ciò è gravissimo. In qualunque tipo di società civile causerebbe, secondo i comuni criteri di correttezza, dimissioni a valanga. Eppure ad altissimi livelli ecclesiastici si parla sprezzantemente di “chiacchiericcio”. E’ ben vero che la stampa ci sguazza; ma ci sguazza non solo per gusto scandalistico, bensì perché si tratta di cose che interessano fortemente genitori ed educatori (specialmente quelli che confidavano nella sicura correttezza educativa delle istituzioni cattoliche); e, inoltre, perché la linea seguita dalla mia Chiesa in questa vicenda è – a mio modesto avviso – una linea inaccettabile, debolissima e, oltre tutto, controproducente perché suscita la netta impressione che si voglia sopire, impedire critiche, imporre il silenzio.
Io ho fatto il giudice per tutta la vita (ora sono in pensione) e tale atteggiamento della mia Chiesa mi ferisce profondamente perché è in aperto contrasto con le esigenze della giustizia, che sono esigenze di verità.
Inoltre, come cristiano, rilevo che nella tristissima vicenda io non ho mai – dico MAI – sentito citare dalla mia Chiesa una frase fortissima che Cristo ha detto proprio in relazione a casi di questo genere. La frase è nel Vangelodi Matteo, cap.18, versetti 6 e 7: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato negli abissi del mare”.
E’ un’immagine durissima, che è – senza dubbio – simbolica (Cristo non intendeva, certo, approvare la pena di morte); ma essa esprime con plastica efficacia, e con infinito amore per i più piccoli e i più indifesi, la enorme gravità di simili delitti; una gravità che la normativa emanata a suo tempo dalla “Congregazione per la dottrina della fede” e l’attuale comportamento della mia Chiesa non sembrano, purtroppo, cogliere pienamente. Occorrerà che la Chiesa cattolica, a tutti i livelli, faccia un profondo esame di coscienza ed abbia il coraggio e l’umiltà di accettare con prontezza e fino in fondo il messaggio di Cristo.

Torino, 11 aprile 2010
Rodolfo Venditti